logo mandala
Musicoterapiaonline.it

musicoterapiaonline@virgilio.it


Approfondimenti

L'io in primo piano
Nuovi miti I valori della Next Age si oppongono al messaggio cristiano: ricchezza e piacere al posto di solidarietà, povertà e giustizia

(Dal quotidiano Il Manifesto - 2 settembre 2001

di Mimmo De Cillis

L' importante è che stia bene io. Gli altri possono aspettare. 
Se il mondo non si salverà, almeno la mia anima e la mia mente sono appagate". 
E' l'imperativo dei seguaci della filosofia Next Age, emersa soprattutto in Europa per indicare una nuova fase del fenomeno un tempo noto come New Age. 
Infatti, se il movimento dei figli dell'Acquario è nato oltre oceano, l'etichetta Next Age appartiene al vecchio continente e sancisce una crisi del New Age di cui già si ritrovano tracce evidenti: chiusura di riviste e centri di spiritualità, pubblicazioni invendute, seminari deserti. Il New Age, insomma, dopo un decennio di regno incontrastato nella cultura occidentale, assapora l'insuccesso del suo millenarismo utopistico e solidaristico.
Il Next Age infatti (noto pure come "Next Stage") può essere descritto come il passaggio della New Age dalla terza alla prima persona singolare. 
Se per il New Age l'intero pianeta terra entrerà in un evo di superiore felicità e benessere, il Next Age sembra partire da premesse più realistiche: non vi sarà nessuna gioiosa trasformazione dell'umanità. 
E' il singolo, invece, a poter raggiungere uno stato di prosperità, salute, appagamento. 
Ad ogni livello: interiore ed esteriore, spirituale e materiale. 
Qui lo scarto con la vecchia fase della dottrina si fa più netto: bellezza, ricchezza, soddisfazione sessuale giungono in primo piano, risultati e insieme premesse della personalissima età dell'oro che si prospetta per l'individuo.
Germi di questa impostazione, che ripudia il millenarismo progressista e la felicità collettiva, vi erano già nella filosofia New Age. 
Ma la Next Age ha radici più antiche, e si avvicina al movimento del pensiero positivo e della auto-guarigione. 
Precursore del passaggio dalla New alla Next Age è stato lo psicologo americano Morgan Scott Peck che già da un ventennio predica un filosofia individualistica basata sul far bene a se stessi, concentrarsi sul proprio benessere e sulla propria felicità perché "si può far bene agli altri solo se prima di tutto si sta bene con se stessi". 
La tendenza personalista si è poi rafforzata a metà degli anni Ottanta, con un maestro come Anthony Robbins (fra i frequentatori dei suoi seminari ci sono stati Bill Clinton, George Bush, Lady Diana, André Agassi). 
Fu lui a convincere i suoi adepti che ciascun uomo può fare tutto ciò che vuole se crede veramente di esserne capace, e se riesce a mobilitare "la magia" che già vive dentro di lui.
A metà degli anni '90, i bestseller New Age come la "Profezia di Celestino" o "L'alchimista" di Paulo Coelho, concentrandosi su imprese individuali di uomini che cercano l'illuminazione, sono a loro volta momenti di passaggio che preannunciano la svolta. 
Va notato, inoltre, che se il movimento, nella sua prima fase, era un grande network composto da tanti network, oggi l'organizzazione a rete va scomparendo, per lasciare il posto a un rapporto tutto personale fra maestro e allievo che somiglia sempre più a quello fra un terapeuta e i suoi pazienti.
Ma la vita della filosofia Next Age non si preannuncia facile: appena nata, ha già trovato tremendi oppositori, in prima fila la chiesa cattolica. 
Questa, che considera pericolosa la New Age, non può che bollare il Next Age come deviazione ancora peggiore. La prima fase del movimento, infatti, coltivava almeno il sogno di un mondo liberato dal male e dall'infelicità, obiettivo generoso anche se - secondo la Chiesa - perseguito nel modo sbagliato. 
Oggi, invece, è proprio l'obiettivo a diventare perverso e diabolico.
I valori dei next ager, infatti, negano alla radice il messaggio cristiano e perseguono finalità direttamente opposte a quelle evangeliche: benessere individuale, ricchezza piacere, invece di solidarietà, povertà, giustizia.
In questa fase di transizione culturale si è inserita l'improvvisa rinascita, in Italia e all'estero, del movimento "antiglobalizzazione", protagonista delle manifestazioni al G8 di Genova dello scorso luglio. Sta di fatto che le tematiche sollevate dal cosiddetto "popolo di Seattle" (lotta contro povertà, ingiustizia, disuguaglianze, distruzione dell'ambiente, logica del puro profitto), sono sembrate a parte eminente della Chiesa cattolica molto più in sintonia con l'insegnamento di Cristo rispetto al radicalismo solipsistico e fondamentalmente egoista del Next Age. 
In tal modo si può spiegare l'esposizione, fortemente criticata dall'intellighentia laica conservatrice, di membri della gerarchia e movimenti ecclesiali cattolici a favore del movimento anti-G8. 
Questo almeno, pensano i cattolici, è mosso da potenti spinte solidaristiche e dall'ideale di fratellanza universale, caro alla dottrina sociale della Chiesa. 
Meglio, allora, che la proverbiale passione ideale dei giovani sia orientata verso questi valori, piuttosto che lasciarsi corrompere da teorie individualistiche che lasciano ben poco spazio all'altruismo e all'amore del prossimo.

MIMMO DE CILLIS

Mimmo De Cillis, giornalista, scrive per il quotidiano italiano "Il Manifesto"

Valid XHTML 1.0 Strict CSS Valido!