(Dal quotidiano Il Manifesto - 2 settembre 2001
di Mimmo De Cillis
L' importante è che stia bene io. Gli altri possono aspettare.
Se il mondo non si salverà, almeno la mia anima e la mia mente sono
appagate".
E' l'imperativo dei seguaci della filosofia
Next Age, emersa soprattutto in Europa per indicare una nuova fase
del fenomeno un tempo noto come New Age.
Infatti, se il
movimento dei figli dell'Acquario è nato oltre oceano, l'etichetta
Next Age appartiene al vecchio continente e sancisce una crisi del
New Age di cui già si ritrovano tracce evidenti: chiusura di riviste
e centri di spiritualità, pubblicazioni invendute, seminari deserti.
Il New Age, insomma, dopo un decennio di regno incontrastato nella
cultura occidentale, assapora l'insuccesso del suo millenarismo
utopistico e solidaristico.
Il Next Age infatti (noto pure come "Next Stage") può essere
descritto come il passaggio della New Age dalla terza alla prima
persona singolare.
Se per il New Age l'intero pianeta
terra entrerà in un evo di superiore felicità e benessere, il Next
Age sembra partire da premesse più realistiche: non vi sarà nessuna
gioiosa trasformazione dell'umanità.
E' il singolo,
invece, a poter raggiungere uno stato di prosperità, salute,
appagamento.
Ad ogni livello: interiore ed esteriore,
spirituale e materiale.
Qui lo scarto con la vecchia fase
della dottrina si fa più netto: bellezza, ricchezza, soddisfazione
sessuale giungono in primo piano, risultati e insieme premesse della
personalissima età dell'oro che si prospetta per l'individuo.
Germi di questa impostazione, che ripudia il millenarismo
progressista e la felicità collettiva, vi erano già nella filosofia
New Age.
Ma la Next Age ha radici più antiche, e si
avvicina al movimento del pensiero positivo e della auto-guarigione.
Precursore del passaggio dalla New alla Next Age è stato lo
psicologo americano Morgan Scott Peck che già da un ventennio
predica un filosofia individualistica basata sul far bene a se
stessi, concentrarsi sul proprio benessere e sulla propria felicità
perché "si può far bene agli altri solo se prima di tutto si sta
bene con se stessi".
La tendenza personalista si è poi
rafforzata a metà degli anni Ottanta, con un maestro come Anthony
Robbins (fra i frequentatori dei suoi seminari ci sono stati Bill
Clinton, George Bush, Lady Diana, André Agassi).
Fu lui a
convincere i suoi adepti che ciascun uomo può fare tutto ciò che
vuole se crede veramente di esserne capace, e se riesce a mobilitare
"la magia" che già vive dentro di lui.
A metà degli anni '90, i bestseller New Age come la "Profezia di
Celestino" o "L'alchimista" di Paulo Coelho, concentrandosi su
imprese individuali di uomini che cercano l'illuminazione, sono a
loro volta momenti di passaggio che preannunciano la svolta.
Va notato, inoltre, che se il movimento, nella sua prima fase, era
un grande network composto da tanti network, oggi l'organizzazione a
rete va scomparendo, per lasciare il posto a un rapporto tutto
personale fra maestro e allievo che somiglia sempre più a quello fra
un terapeuta e i suoi pazienti.
Ma la vita della filosofia Next Age non si preannuncia facile:
appena nata, ha già trovato tremendi oppositori, in prima fila la
chiesa cattolica.
Questa, che considera pericolosa la New
Age, non può che bollare il Next Age come deviazione ancora
peggiore. La prima fase del movimento, infatti, coltivava almeno il
sogno di un mondo liberato dal male e dall'infelicità, obiettivo
generoso anche se - secondo la Chiesa - perseguito nel modo
sbagliato.
Oggi, invece, è proprio l'obiettivo a
diventare perverso e diabolico.
I valori dei next ager, infatti, negano alla radice il messaggio
cristiano e perseguono finalità direttamente opposte a quelle
evangeliche: benessere individuale, ricchezza piacere, invece di
solidarietà, povertà, giustizia.
In questa fase di transizione culturale si è inserita l'improvvisa
rinascita, in Italia e all'estero, del movimento
"antiglobalizzazione", protagonista delle manifestazioni al G8 di
Genova dello scorso luglio. Sta di fatto che le tematiche sollevate
dal cosiddetto "popolo di Seattle" (lotta contro povertà,
ingiustizia, disuguaglianze, distruzione dell'ambiente, logica del
puro profitto), sono sembrate a parte eminente della Chiesa
cattolica molto più in sintonia con l'insegnamento di Cristo
rispetto al radicalismo solipsistico e fondamentalmente egoista del
Next Age.
In tal modo si può spiegare l'esposizione,
fortemente criticata dall'intellighentia laica conservatrice, di
membri della gerarchia e movimenti ecclesiali cattolici a favore del
movimento anti-G8.
Questo almeno, pensano i cattolici, è
mosso da potenti spinte solidaristiche e dall'ideale di fratellanza
universale, caro alla dottrina sociale della Chiesa.
Meglio, allora, che la proverbiale passione ideale dei giovani sia
orientata verso questi valori, piuttosto che lasciarsi corrompere da
teorie individualistiche che lasciano ben poco spazio all'altruismo
e all'amore del prossimo.
MIMMO DE CILLIS
Mimmo De Cillis, giornalista, scrive per il quotidiano italiano "Il
Manifesto"