(Dalla rivista "Anthropos & Iatria" - anno 3 - n° 4 1999 - De Ferrari editore)
di Giulia Cremaschi Trovesi
Preludio
Quando frequentavo la classe terza, presso la scuola elementare
delle Madri Canossiane della mia città venni chiamata in direzione.
Era noto che la madre direttrice era severa, perfino cattiva, quando
ricorreva alle punizioni corporali. L'essere chiamata in direzione
era segnale di punizione certa. Una mattina ero andata a scuola
orgogliosa di avere tra le mani la prima penna a sfera della mia
vita. Avevo trafficato per capire come l'inchiostro della penna a
sfera era diverso dall'inchiostro che tutte avevamo nel calamaio del
banco. Alla fine, nello spezzare con i denti la cannuccia
all'interno della penna, mi ero ritrovata in bocca l'inchiostro
nero-petrolio, spesso ed appiccicoso.
Proprio in quel momento fui chiamata in direzione. Avevo in bocca
l'inchiostro. Ero certa che se l'avessi ingoialo sarei morta
avvelenata. Ero anche certa che se avessi aperto la bocca tutti
avrebbero visto, al suo interno, la macchia nera dell'inchiostro.
Entrai in direzione, scortata da un'altra suora, per essere
sottoposta ad un interrogatorio al quale non avrei potuto rispondere
perché non potevo aprire la bocca. Più venivo sollecitata a parlare
più la mia bocca si serrava. Con i denti mordevo l'interno delle
guance. Sentivo la saliva aumentare in bocca, mescolata
all'inchiostro a mi imponevo di resistere a non inghiottire, per non
morire avvelenata.
Tutte le mie energie erano concentrate nel pensiero di salvarmi
dalla morte per inchiostro. Temevo di ricevere uno schiaffo sulla
guancia perché a quel punto non avrei saputo resistere a tenere la
bocca chiusa. La direttrice pronunciava un fiume di parole stridenti
ergendosi in tutta la sua statura, agitando le braccia in modo
minaccioso. La tenevo d'occhio guardando altrove. Per certi aspetti
era persino divertente. Con quel suo agitarsi creava un gioco di
contrasto fra il nero del vestilo ed il bianco delle avambraccia che
si scoprivano ogni volta che sollevava. Gli occhi erano ingranditi
dalle lenti degli occhiali, le guance si facevano rubiconde per
l'eccitazione, le labbra erano tese nello sforzo delle parole
strillate.
Per brevissimi tratti questo spettacolo mi faceva perfino
dimenticare l'inchiostro che tenevo serralo nella bocca. Non davo
nessun peso alle parole strillate. Ero cosi presa dalla paura di
morire avvelenata che avrei perfino potuto sembrare sorda. Infatti
ricordo l'episodio ma non il perché che lo aveva provocalo. Fui
rimproverata, redarguita e minacciata. Il mio silenzio ebbe il
sopravvento. Non appena usci dalla direzione mi precipitai nel bagno
più vicino per sputare il veleno che si era accumulalo nella mia
bocca. Nei bagni non e'erano lo specchi; riuscii a vedere l’interno
della mia bocca nera, con un gioco di specchio realizzalo con il
vetro della finestra.
Ero consapevole che il veleno dell'inchiostro non era stato sputalo
del tutto. A pranzo masticai con forza ed a lungo nella speranza che
la bocca, per l’orario del dentro a casa, potesse essersi ripulita.
Trascorsi la giornata a contare le ore nell'attesa terrificante di
avvertire i primi dolori di stomaco. Non parlai per il resto della
giornata, né a scuola né a casa. Se proprio a casa ero costretta a
parlare lo facevo con la testa a lo sguardo bassi, tenendo sotto
controllo la direzione dello sguardo dei miei genitori Nessuno
doveva accorgersi di quello che avevo combinato. A distanza di anni
riesco a scoprire perché ho ricordalo questo episodio della mia
infanzia. Esso ha segnalo in me emozioni che, attraverso le
esperienze professionali, sono fonte di apprendimenti. Essi
consistono in:
• non fermarsi alle apparenze.
• non assumere atteggiamenti giudicanti, a maggior motivo se dedotti
da ciò che appare all' esterno.
• non sottovalutare l'altro.
• non ricorrere alla forza per ottenere l'obbedienza da parte dell'
altra persona. Si può ottenere il contrario.
• non pensare di essere ascoltati perché si grida.
• ogni comportamento visibile all'esterno trae la sua origine da
motivazioni interiori.
• ogni comportamento nasce da esperienze precedenti a contiene una
sua intenzionalità.
• ogni comportamento ha delle sue ragioni. Ogni persona vuole avere
il rispetto delle sue ragioni.
• non pensare di ottenere la fiducia di una persona senza prima
superare le prove di fiducia che essa richiede anche senza parlare.
• scoprire la forza che ciascuno può trovare quando è nella
condizione del più debole (il valore della resistenza passiva).
• sforzarsi per essere coerente. (Ricordo ancora che mentre la
direttrice strepitava io pensavo: "Ma come fa a credere di essere
forte se viene a chiedere spiegazioni a me?" ).
• evitare che si instaurino giochi di forza, ostilità o altro.
• imparare ad osservare la corporeità.
• imparare a leggere nelle tensione corporea dell'altro, come egli
si sta impegnando per nascondere le sue emozioni.
• imparare ad accogliere a rispettare le emozioni dell'altro.
• non dare nulla per scontalo.
• imparare a cogliere il gioco degli sguardi.
• imparare ad ascoltare.
• avere obiettivi chiari.
• valorizzare comportamenti negativi, almeno all'apparenza, per
scoprine le motivazioni a gli obiettivi.
• non fermarsi al sintomo ma cercare la persona.
• non cercare nella patologia giustificazioni all'insuccesso.
PRIMO TEMPO
““ESPOSIZIONE"
l° Tema "Il Corpo Vibrante"
Le mie prime esperienze in musicoterapia con bambini-ragazzi
psicotici a autistici risalgono a venticinque anni fa. L'essere
stata accostata alla sordità infantile, in un momento successivo, mi
ha permesso di capire il "perché” del desiderio per i suoni
manifestato dai bambini-ragazzi autistici. L'accostamento
sordità-autismo può stupire perché la sordità é solitamente
classificata fra gli handicap fisici a l'autismo fra quelli
psichici. Nella tesi "Sordità e Autismo: Fenomenologia della
Percezione Sonora" (l) vengono esposte le basi teoriche,
scientifiche ed il metodo in musicoterapia in atto presso l'APMM
(2).
La tesi conclude così: "... possiamo concludere che in realtà,
sordità e autismo non sono altro che due aspetti di un unico
problema poiché, mancando in entrambi i casi la tensione e la
predispozione del corpo che vibra all'ascolto, il sordo "si chiude
alla vita" a l'autistico diviene sordo alla comunicazione".
I fondamenti fisico-percettivo-emozionali del suono sono i
fondamenti della vita stessa. In ogni istante della nostra vita, a
partire dall'attimo del concepimento, siamo immersi ed interessati
dalla presenza delle onde sonore attraverso la RISONANZA. II
percepire coincide con il risuonare. Il corpo é ciò che sta TRA
l'essere umano ed il mondo. L'essere corporeo convibra in modo
percettivo-emotivo nel mondo. Gli studi pubblicati da Wigram e Dileo
("Music Vibration" Jeffrey edilors l997) riportano la conferma
scientifica. La ricezione delle onde sonore riguarda il corpo, non
soltanto le orecchie. Il suono, per sua natura, é RELAZIONE (3). Il
musicoterapeuta coglie nella persona (4) la tensione emotiva che
permette o non permette al corpo di vibrare.
La lettura del non-verbale é la lettura della corporeità. In ogni
istante il musicoterapeuta coglie nelle particolari posture, nelle
tensioni muscolari che si vedono all'esterno, nel tipo di
respirazione, nel modo di tenere le gambe, le braccia, le mani ecc
... l'intenzionalità dell'altro. Il musicoterapeuta può parlare o
non parlare. Ciò che conta é la musicalità della voce, al di là del
senso delle parole. Anche in situazione di rifiuto egli coglie il
valore comunicativo del rifiuto, dell'apparente indifferenza, del
non fare nulla ecc ... Il rifiuto é un gesto comunicativo.
In ogni attimo un gesto, un respiro, uno sguardo sono l'interagire
non verbale che il musicoterapeuta condivide mediante i giochi
creativi musicali; essi comprendono anche il verbale. Le onde
sonore sono la materia vibrante con la quale egli raggiunge la
persona della quale si prende cura. Le onde sonore sono il tessuto
del dialogo sonoro che si presenta in infiniti modi diversi. Questa
materia vibrante é la relazione che collega il paziente con il
musicoterapeuta attraverso l'improvvisazione clinica al pianoforte.
E' compito del musicoterapeuta saper rinnovare, attimo dopo attimo,
il dialogo attraverso i giochi improvvisativi. Proviamo a pensare
alle onde sonore in modo concreto.
Guardiamo il comportamento di un bambino (anche di un adulto) quando
si avvicina alle onde del mare su una spiaggia. Il suo sguardo si
perde nella vastità dell'acqua. L'onda si avvicina .... il bambino
si allontana ...l'onda si allontana ... il bambino si avvicina. Il
gioco procede con un ritmo che fluttua con il "va e vieni" delle
onde. I piedini aspettano, si ritraggono, si fanno avanti, si
fermano, riprendono, dialogando con le onde. Il bambino é seduto
sulla linea dove le onde si adagiano sulla riva. Le sue gambe sono
nell'acqua. Le sue mani giocano afferrando l'acqua, la sabbia, i
sassolini, i vetrini colorati, le conchigliette. Il bambino assume
una nuova decisione: entra decisamente nell' acqua a si abbandona
ai giochi del galleggiamento o va sulla spiaggia iniziando il suo
"va e vieni" per attingere acqua, mescolarla con la sabbia e
costruire il suo castello.
Cosi accade nel gioco creativo musicale in musicoterapia. Il
musicoterapeuta, istante dopo istante, si avvicina, si ferma, si
allontana, prova, riprova, rispecchiando, assecondando,
contrastando, favorendo, suggerendo, facilitando, guidando, così
come fanno gli spruzzi delle onde sulla spiaggia. Il gioco musicale
creativo é ciò di cui é fatta la relazione intra ed
inter-personale. Tutto sta già accadendo nell'estemporaneità del
presente. Il presente va colto. Il presente é l' attimo in cui ciò
che sta per accadere accade veramente. L'emozione del presente dà
senso a ciò che é accaduto nel passalo a proietta verso il futuro.
Ciò che sta accadendo é già ciò che é accaduto; é l'esperienza che
offre un terreno sul quale potersi muovere.
"PONTE MODULANTE"
"I modelli teorici di riferimento"
NeNella mia esperienza di musicoterapeuta ho avuto occasione di
apprezzare come la complessità caratterizzi l'essere umano.
Propongo un esempio. Più e più volte ho potuto mostrare film
documentanti percorsi in musicoterapia con bambini o ragazzi
inviati da me con diagnosi particolari. Sono solita documentare:
• il percorso
• i risultati
A che servirebbe un percorso senza il risultalo?
l risultati sono l'aspetto che emerge con evidenza. Per comprendere
i percorsi occorre tempo. Ci si documenta sulla teoria, su
contenuti, sul metodo. Ho sperimentalo più a più volte che la
musicoterapia viene vista con diffidenza perché la sintassi e la
grammatica della musica sono sconosciute. Mancano i presupposti per
comprendere ciò che accade. Si utilizzano strumenti di misura
estranei alla musica per giudicare ciò che è accaduto mediante la
musica. Allora la lettura dei percorsi in musicoterapia é già
condizionata a priori. i risultati possono perfino apparire
incomprensibili, dal carattere miracolistico.
E. Mead nel suo libro "Sei approcci all'educazione del bambino
‑Modelli psicologici" (ed. Armando, Roma) individua i seguenti
modelli teorici:
• psicanalitico
• evolutivo-maturazionale
• socio-teleologico
• cognitivo-evolutivo
• esistenziale-fenomenologico
• comportamentale
Noi ci permettiamo di aggiungere la PNL (Programmazione Neuro
Linguistica).
La documentazione di risultati e dei percorsi in musicoterapia (6),
indipendentemente dalla patologia, può essere letta in modi non solo
diversi ma perfino contrastanti. La stessa documentazione può essere
valutata con attenzione o può essere derisa. Nel caso delle
documentazioni sui bambini sordi (ipoacusia profonda bilaterale
congenita), per citare un esempio, la derisione a l'appellarsi ad
attività di tipo miracolistico é stato il giudizio più diffuso. La
scientificità accetta un solo parametro di riferimento ed in nessun
modo si possono apprezzare percorsi a risultati dovuti alla
complessità, a maggior motivo alla creatività. Ciò che accade in
musicoterapia é complesso perché il suono é un fenomeno complesso.
Ciò che accade in musicoterapia é creativo perché la musica é
un'arte.
Prima ancora di appoggiarsi ad uno dei modelli teorici di
riferimento il giudizio é radicalo nella visione del mondo che
ciascuno di noi si é strutturalo, a sua insaputa. Ogni volta che una
documentazione va a toccarne le certezze soggettive sorgono i
rifiuti, le perplessità, i giudizi negativi.
“2° TEMA”
La teoria
La teoria sulla quale si appoggia la musicoterapia presentata in
queste pagine é congrua col pensiero fenomenologico-esistenziale. Il
suono é inteso nella concretezza dell'esperienza sonora. E' vero ciò
che io, soggetto percepente, percepisco. Ogni percezione é emozione.
Ciò riporta alle esperienze e alle emozioni vissute all'interno del
grembo materno. Esso é la "Prima Orchestra (7)" conosciuta
dall'uomo. Il farsi del gioco musicale é fondalo sull'epistemologia
della musica. Questi aspetti fondamentali e fondanti permettono di
comprendere che l'esperienza é radicata in quello che viene fatto, a
maggior motivo che viene fatto insieme.
L'accettazione incondizionata del paziente implica l'accettazione
del musicoterapeuta per se stesso. La musicoterapia si realizza nel
dialogo. Non é dialogo qualora si pretenda di conoscere prima quello
che verrà detto. Non è dialogo se il percorso è programmato. Non è
dialogo se il comunicare non avviene nel rispetto della
soggettività. In musicoterapia conta quello che viene fatto.
Il "Fare Musica" é l'abilità richiesta al musicoterapeuta. E' un
"fare musica" nel dialogo dove la regola é la reciprocità a la
condivisione dell'esperienza. Il "fare musica" é il terreno
esperienziale che richiede al musicoterapeuta un rinnovarsi
creativo, attimo dopo attimo. La soggettività del musicoterapeuta é
in gioco con la soggettività del paziente. Ciascuno é il soggetto
che percepisce perché agisce; che agisce perché percepisce.
Qualora venissero proposte regole o schemi operativi saremmo al di
fuori della fenomenologia.
Il musicoterapeuta opera con una persona, non certo con l'autismo.
Il paziente é il "soggetto" della relazione interpersonale con il
musicoterapeuta. I suoi atteggiamenti, comportamenti, modi di
essere a di porsi sono congruenti con le sue esperienze a con i suoi
vissuti. Le basi della musicoterapia sono l'epistemologia della
musica, l'improvvisazione clinica al pianoforte e le infinite
attività che da esse derivano.
"SVILUPPO"
Epistemologia della musica
Parto da un esempio concreto. La sensibilità, la curiosità e
l'interesse per i suoni dimostrato dalle persone sorde hanno fatto
sorgere in me domande su domande. Sto trovando le riposte, negli
anni, accumulando esperienze su esperienze. Il "corpo vibrante" é il
protagonista dell'essere nel mondo". Il mondo, qualsiasi mondo si
possa ricercare sul pianeta Terra, manifesta la sua presenza
attraverso le onde sonore. Il silenzio, in senso assoluto, é la
dimensione che non esiste sul pianeta Terra. C'é la "Terra", ossia
il pianeta, e la "terra," ossia (humus (8), il terreno sul quale
camminiamo.
Il silenzio assoluto non esiste in natura. Nel silenzio assoluto non
c'é vita (9). La sensibilità al suono va ricercata nella corporeità,
non soltanto nell'orecchio. Il fenomeno acustico della Risonanza
spiega la modalità meccanica della convibrazione, secondo le leggi
che pongono nella giusta proporzione le frequenze con i volumi. Il
corpo vibrante che riceve le onde sonore nella tridimensionalità
(spazio) mentre il tempo passa é lo stesso corpo vibrante che
produce le sue onde sonore (la voce). Se la Risonanza é un fatto
meccanico di convibrazione, l'essere in un mondo vibrante e pulsante
di onde sonore é fonte di emozioni. Il musicoterapeuta agisce
all'interno di questi eventi naturali in modo creativo. La
comunicazione interpersonale é un fenomeno che si rinnova attimo
dopo attimo.
Un suono attira immediatamente per il suo TIMBRO. Esso comunica
quale fonte ha prodotto quello specifico suono. Il timbro, nei
giochi comunicativi del musicoterapeuta, occupa un posto dal grande
fascino. Esso nasconde al suo interno la complessità del suono
stesso poiché é formato dai suoni fondamentali e dagli armonici. Il
Timbro é sempre unito all'Altezza, all'Intensità, alla Durata del
suono. L'esperienza con i sordi profondi mi ha condotto ad
apprezzare questi caleidoscopici aspetti del suono che legano
indissolubilmente il mondo dei suoni agli strumenti musicali
idiofoni, al farsi della voce e della parola.
Il farsi della parola comprende la denominazione dei numeri, a loro
volta originati dall'ordine del movimento, dalla misura dello
spazio mediante il movimento. Il timbro a la Risonanza sono la
materia di cui é fatta l'interazione fra il musicoterapeuta ed il
paziente. Sono momenti carichi di curiosità a stupore, fonte di
emozioni di gioia. Posso asserire che quando l’agire creativo è
portatore di emozioni di gioia, genera vissuti che non hanno nulla a
che fare con le caratteristiche dell' autismo.
Le onde sonore compenetrano ciò che incontrano. La teoria musicale
non parla di frequenze bensì di altezza del suono. L' altezza del
suono é la protagonista della melodia, del canto, del gioco degli
intervalli musicali. L'intensità va calibrata nei giochi
accentuativi metrici o espressivi che ritroviamo nel canto e, per
conseguenza, nella parola. Nella musica strumentale il gioco degli
accenti crea i contrasti senza i quali non avverrebbe
l'apprezzamento della musica. La durata del suono implica
l'intensità, l'altezza, i timbri negli infiniti giochi del ritmo.
Questi attributi del suono sono presenti nella metrica e nella
melodia delle parole.
"RIPRESA
L'Improvvisazione Musicale Clinica al Pianoforte
Suonare rientra fra le attività che una persona impara a fare. Non
ci sono parole che possano insegnare a suonare. Ogni strumento
musicale offre una gamma di possibilità. Possibilità nasce dal verbo
POTERE. Ogni strumento musicale offre al musicoterapeuta un potere
che può arricchire o impoverire la relazione interpersonale. Valuto
gli strumenti sulla base della classificazione consueta:
• idiofoni,
• percussione,
• fiato,
• corda,
e valuto gli strumenti sulla base dei giochi musicali su:
• ritmo,
• melodia,
• armonia.
Il pianoforte é uno strumento a corda ed a percussione. Dal punto di
vista storico é:
• antichissimo, perché é percussivo (ritmo),
• antico perché é a corda (melodia),
• vicino ai nostri tempi perché é armonico (l0).
• esso offre una gamma di frequenze mollo vicina alla gamma dei
suoni percepibili dall'essere umano (ll).
• esso è dotalo di una cassa di risonanza la cui dimensione varia
con il tipo di strumento, a muro, a mezza coda, a coda.
Queste osservazioni permettono di valutare che il pianoforte offre
al musicoterapeuta un ampio potere. L’utilizzo di questo “potere”
dipende dalla preparazione a dalla formazione del musicoterapeuta.
La preparazione, in senso musicale, é di tipo tecnico-strumentale e
creativo-compositivo. La formazione consiste nel sapersi servire
della preparazione per l'improvvisazione musicale clinica al
pianoforte. La relazione interpersonale in atto con il paziente é
la guida all'improvvisazione clinica. Il pianoforte può diventare
un poderoso tamburo che martella i ritmi dando sfogo a forti
emozioni e, all'improvviso, é un delicatissimo carillon o produce
un languido arpeggio o sollecita al canto, al movimento, al
lasciarsi cullare, interagisce nel dialogo sonoro con uno o più
strumenti, siano essi idiofoni, a fiato, a percussione o mescolati
fra di loro ecc ...
Tutto é nelle "mani" del musicoterapeuta. L'improvvisazione
musicale al pianoforte é clinica, perché provoca nel paziente
emozioni che lo conducono verso cambiamenti interiori. Va
sottolineata l'importanza dell'ARMONIA. Essa potrebbe apparire
troppo colta. Ma é vero? Proviamo a proporre un esempio: il
Girotondo. Esso viene cantalo quando un bambino é piccolissimo ed
impara a camminare. Per una persona adulta la proposta di un
Girotondo fa sorridere. Ci si aspetta dalla musicoterapia qualcosa
di più elevato. Eppure se invitiamo una persona ad accompagnare al
pianoforte un Girotondo già ci sono possibilità di armonizzare in
vari modi:
• pentatonico
• tonale
• atonale
Un Girotondo richiede al musicoterapeuta di conoscere il sistema
pentatonico, modale, tonale a atonale. Con il pentatonico il gioco
musicale é antico; con il sistema tonale il gioco musicale é
prettamente occidentale, risalente al periodo classico della
musica; con l'atonale é libero da schemi. L'armonizzazione o il
variare delle armonizzazioni rinnovano l'attenzione, rendendo il
gioco nuovo, ad ogni ripetizione (l2).
L'improvvisazione clinica al pianoforte richiede al musicoterapeuta
una preparazione musicale ulteriore a quella conseguita in
Conservatorio. E' una preparazione che procede all'interno della
>formazione. Non si improvvisa per improvvisare; si improvvisa
calibrando il gioco musicale, attimo dopo attimo, nella misura degli
eventi. Il materiale vibrante dell'improvvisazione musicale é la
RELAZIONE che accomuna il musicoterapeuta al paziente. In
musicoterapia é utile tenere in considerazione la filogenesi in
relazione all’ontogenesi (l3). Occorre spaziare il più possibile
nell’improvvisare musica.
La musica é uno strano fenomeno; nel suo porsi é immediata; nel suo
farsi richiede profondità di studio. L'avere nelle mani la
struttura della tastiera a una tecnica pianistica sicura é un
presupposto dal quale partire per imparare ad esprimere se stessi,
nella relazione con l'altro, nei giochi infiniti
dell'improvvisazione musicale. Si tratta di un uso naturale della
musica (l4) mediante uno strumento musicale che racchiude in sé le
caratteristiche di molti strumenti messi insieme. Il
musicoterapeuta ed il paziente sono in contatto fra loro;
l'improvvisazione musicale é il "TRA" che li unisce nell'azione
comune (comunicazione).
"SECONDO TEMPO"
“T“Tema con variazioni”
Il Gioco musicale con un bambino autistico
Un esempio di relazione intra ed interpersonale favorita e
facilitata dall'improvvisazione clinica al pianoforte.
Giancarlo, anni 7. Ingresso in musicoterapia, anni 6.
Anamnesi:
• gravidanza normale
• parto eutocico
• peso alla nascita: Kg. 4, lunghezza cm. 56
• allattamento al seno per i primi due mesi
• all'età di quattro mesi viene accertata la presenza di soffio
cardiaco.
• primi ricoveri per accertamenti all' età di sei mesi.
• all'età di un anno viene diagnosticata la Sindrome di Williams,
identificata come sindrome associata ai disturbi autistici.
• a diciotto mesi é accertato un ritardo dello sviluppo psicomotorio
ed un blocco del linguaggio verbale.
• deambulazione verso i tre anni e mezzo.
• il bambino al momento dell'ingresso in musicoterapia ha sei anni
compiuti. Per i priori sei anni di vita ha sempre pianto.
Diagnosi rilasciata dal servizio di NPI, quando il bambino ha
compiuto i sei anni, al momento dell'ingresso in musicoterapia:
Ritardo Mentale di grado profondo con Disturbo Autistico (secondo la
classificazione del DSM IV), dismorfismi e cardiopatia congenita
(lieve stenosi valvolare), verosimilmente imputabile a causa
genetica (anche se la sindrome genetica non é ancora stata
individuata).
Precedenti terapie:
fisioterapia, interrotta all'età di quattro anni psicomotricità,
interrotta all'età di sei anni
Inviante in musicoterapia
Servizio di NPI dell'USSL Osservazioni all'ingresso in musicoterapia
(l5)
Musicoterapeuta dott.ssa Giulia Cremaschi Trovesi
Musicoterapeuta (psicopedagogista): dott.ssa Simona Colpani
Modalità operativa in musicoterapia:
Circolarità Relazionale (compresenza di due professionisti e
deiGenitori)
Dati emersi durante i priori incontri in musicoterapia:
Totale assenza del linguaggio verbale.
Il bambino ha pianto per tutta la terapia
Il bambino è scosso dagli spasmi del singhiozzo, anche quando non
piange.
Il bambino vuole essere lascialo solo. Costante distanza dagli
altri.
Il bambino sfugge allo sguardo.
L'arcata inferiore dei denti è stata deformata dalla pressione
costante della lingua a delle mani.
La mandibola è spostata in avanti come in presenza di prognatismo.
Il bambino porta il pannolone.
- autodondolamento
- pianto
- scialorrea
- toccare la bocca, la lingua, i denti con le mani e battere le mani
una sopra l'altra
- bruxismo
- stare steso supino sul pavimento strofinando la testa (chiazza di
capelli mancanti)
- stare steso prono inarcando la schiena
- porsi sul pavimento raccolto in sé stesso
- camminare sulla punta dei piedi con pianta allargata
- saltare sulle ginocchia
3° incontro in musicoterapia
Protocollo di osservazione: Giancarlo è al centro della stanza
sdraiato sul pavimento in posizione prona con il volto chiuso
all'interno delle mani La musicoterapeuta, al pianoforte, lo saluta
suonando e cantando: "buongiorno Giancarlo, buongiorno Giancarlo ".
Il bambino alza il capo con gli occhi rivolti verso il soffitto e
incomincia a piangere molto forte (piange senza lacrime). Si siede
a terra con la gamba destra in avanti e la gamba sinistra indietro
in posizione asimmetrica, con torsione del busto e ipertensione
generale, continua a piangere battendo le mani, portandole alla
bocca, picchiandole contro i denti e ruotando il capo in
continuazione a destra e a sinistra (i movimenti sono
afinalistici).
La musicoterapeuta, con la voce, canta e risponde sui vocalizzi del
pianto di Giancarlo: "iei, nghiei" e suona cantando: "male male male
quella bocca" in risposta ai movimenti ripetuti della bocca di
Giancarlo che continua a piangere e che si muove camminando con le
ginocchia verso le due sedie di legno poste contro una parete della
stanza, poi verso la porta d'uscita a poi verso il centro della
stanza, ponendosi di spalle al pianoforte e alla musicoterapeuta che
sta suonando accordi gravi e profondi alternati con sonorità più
melodiche a leggere.
La musicoterapeuta smette di suonare, rimane in ascolto, poi
riprende, e Giancarlo posto ora nel punto della stanza più lontano
dal pianoforte, battendo violentemente le mani una contro l'altra e
poi la mano destra contro la bocca, urla ripetutamente "ueu ",
vocalizzo che viene ripetuto più volte con la voce anche dalla
musicoterapeuta.
AL suono del tamburo Giancarlo reagisce urlando ancora più forte; la
musicoterapeuta smette di suonarlo e accenna al pianoforte un ritmo
piuttosto secco, ma per pochi secondi.
Si alza dal pianoforte, prende una salvietta e asciuga il viso di
Giancarlo pieno di saliva.
La musicoterapeuta torna al pianoforte e Giancarlo, sempre molto
lontano dal pianoforte, accosciato nella sua posizione asimmetrica a
voltato in diagonale,tocca più volte le orecchie con le mani, poi a
scatti incrocia le gambe, le stende, le incrocia ancora e le
ridistende tenendo molto tesa in avanti la punta dei piedi.
Al suono dei campanelli prodotto dalla musicoterapeuta, Giancarlo si
volta verso di lei, poi si alza sulle ginocchia e si dirige verso le
sedie e verso i punti della stanza più lontani dal pianoforte
mentre la musicoterapeuta lo accompagna al pianoforte riproducendo
il ritmo e la cadenza dei suoi movimenti per la stanza.
Giancarlo è sempre di spalle, ma col volto ogni tanto si volta a
guardarla.
La musicoterapeuta suona a lo chiama per nome, lui la guarda di
sfuggita, poi si volta.
Giancarlo continua a piangere.
La musicoterapeuta chiede a Giancarlo: "vuoi suonare con me?" , e
con il pianoforte propone l'idea del gioco.
Accordo deciso e poi silenzio: la musicoterapeuta è in ascolto.
Il bambino si muove per la stanza e la musicoterapeuta si alza per
asciugargli il viso sporco di saliva, poi mette via la salvietta e
incomincia a suonare il tamburo. Ai suoni percussivi del tamburo il
bambino si volta di spalle, mette le mani in bocca e compie
ripetutamente il gesto di tirar fuori dalla bocca qualcosa.
Il bambino, giralo di spalle, ogni tanto si volta.
La musicoterapeuta incomincia un gioco musicale cantabile e suona
arpeggiati di registro medio-grave molto pieni, sonori e avvolgenti.
Giancarlo ora ha smesso di piangere e volge l'orecchio a destra, in
silenzio.
La musicoterapeuta suona a canta: "Giancarlo, bravo che mi racconti
il tuo dolore; bello, Giancarlo tesoro, fai quello che vuoi ".
Giancarlo si chiude su sé stesso e pone il capo all'interno delle
ginocchia. Si alza a cammina con le ginocchia verso la sedia, si
aggrappa alla sedia, si tende tutto allungando le gambe, poi si
rimette in ginocchio sempre volgendo le spalle alla musicoterapeuta.
Cammina verso L'angolo della stanza più lontano dal pianoforte, si
pone voltato di spalle e si siede a terra con le gambe in posizione
ipertonica e asimmetrica.
La musicoterapeuta suona a canta "viva Giancarlo viva il bambino,
qui tutto è per giocare ". Suona i campanelli (wind chime)
riproponendone le sonorità al pianoforte attraverso una scala
cromatica.
Giancarlo non piange; è in silenzio e volge l'orecchio verso il
pianoforte in posizione di ascolto. Il gioco musicale della
musicoterapeuta varia dall'essere ritmato in maniera vivace
all'essere più melodico poi i suoni diventano gravi, profondi,
morbidi e distesi.
Giancarlo è sempre in silenzio, con l'orecchio voltalo verso la
fonte sonora, in posizione di ascolto.
Giancarlo batte le mani a scatti e la musicoterapeuta rispecchia
questi scatti con accordi gravi a duri (clusters), poi esegue
raggruppamenti di suoni a ancora accordi, in sequenza, poi suona i
campanelli a Giancarlo produce per la prima volta nella sua vita un
grido acuto (la mamma, presente nella stanza, segnala immediatamente
che il bambino non aveva mai prodotto un vocalizzo acuto).
La musicoterapeuta risponde con la voce, sulla stessa intonazione
vocale del bambino e la ripropone al pianoforte e ancora coi
Campanelli. La musica è cantabile. Il bambino emette suono vocali
molto acuti (uèao) e la musicoterapeuta li rispecchia con la voce
assecondando al pianoforte il movimento della testa del bambino.
La mamma di Giancarlo ride perché dice di vedere nel bambino
comportamenti che non ha mai visto.
Continua il dialogo vocale tra la musicoterapeuta e il bambino sui
suoni "ei-iei-nghiei ". Ora il bambino è in silenzio e ha gli occhi
rivolti verso la musicoterapeuta che suona.
Continua il dialogo sonoro tra la musicoterapeuta il pianoforte, i
campanelli e il bambino che ora è seduto a gambe incrociate con un
tono piuttosto disteso (non è in posizione di ipertono).
la musicoterapeuta suona al pianoforte, intonando su differenti
frasi musicali, il nome "Giancarlo ".
Il bambino si volta verso la musicoterapeuta prima ancora che questa
canti il suo nome.
Giancarlo si distende per terra con il corpo rivolto verso il
pianoforte a la testa dall'altra parte (le manine sotto la testa)
poi si alza a cammina sulle ginocchia
La musicoterapeuta assume musicalmente lo stesso carattere emotivo
del camminare.
Giancarlo ricomincia a piangere dicendo più volte "niei" che viene
ripetuto anche dalla musicoterapeuta sottoforma di dialogo sonoro,
la quale dice: "il bimbo è tutto niei ".
Giancarlo, camminando sempre sulle ginocchia, si avvicina al
pianoforte a poi fa retromarcia a si allontana di spalle al
pianoforte. Si ferma e rimane voltato. Continua a piangere. Al suono
dei campanelli si volta con la testa per guardare. Mette la mani in
bocca e la musicoterapeuta: "toglilo via dalla bocca quell' nghiei
che da fastidio da tanto tempo!" e poi "toglilo, toglilo" (ripetuti
con accordi secchi al pianoforte) e poi "Giancarlo puoi dare a me
quel fastidio alla bocca, ci penso io ".
Giancarlo scuote la testa a destra e a sinistra, riprende a
camminare con le ginocchia in giro per tutta la stanza, si ferma, si
siede a terra, poi si risolleva a si dirige verso la lavagna urlando
molto forte.
Al suono dei campanelli smette di urlare e di piangere, si strofina
la bocca e guarda verso i campanelli, verso la musicoterapeuta che
dice "grazie Giancarlo, che mi hai raccontato tutto ".
A questo punto il bambino si volta col corpo verso il pianoforte, ma
la testa è girata a sinistra; incomincia a piangere e a mettere le
mani in bocca battendole contro i denti; la musicoterapeuta
rispecchia musicalmente i movimenti del bambino e dice "hai ragione
Giancarlo, va bene quello che fai ". Giancarlo si volta con tutto il
corpo verso il pianoforte, piange a guarda la musicoterapeuta, si
strofina con una mano la zona posteriore della testa (priva di
capelli per effetto dei colpi autolesivi) e la musicoterapeuta
cantando e suonando "si Giancarlo, ahi che male quella testa, hai
ragione".
Il bambino riprende a camminare sulle ginocchia, salta sulle
ginocchia (la musicoterapeuta rispecchia al pianoforte) e si dirige
verso la mamma, verso il pianoforte, verso la lavagna. Si ferma.
Anche la musica si ferma
Il bambino ora salta sulle ginocchia con balzi simili a quelli di
una rana, si sdraia a terra e, facendo perno con la testa e con le
mani, ruota le gambe disegnando un cerchio. Si ferma e rimane
immobile in posizione prona, poi alterna questa posizione con quella
supina Si alza di scatto a salta con molta forza sulle ginocchia,
tenendo le braccia molto rigide (accordi gravi e marcati al
pianoforte).
Si ferma, si siede sulle ginocchia, si sdraia a terra prono, con il
volto tra le mani, smette di piangere gradatamente. Silenzio.
La musicoterapeuta smette di suonare e dice "grazie Giancarlo che mi
racconti tutto ", poi riprende a suonare una melodia molto
tranquilla che ha la cadenza molto simile ad una "ninna nanna" e
canta "sei un tesoro, sei un tesoro di bambino, gioia di bimbo ".
Giancarlo singhiozza.
Analisi del protocollo di osservazione
Dalla prima osservazione emergono i tratti autistici e le
stereotipie di Giancarlo, soprariportati. La musicoterapeuta legge i
comportamenti del bambino come manifestazioni del suo stato emotivo.
Il bambino, attraverso il pianto, le urla, le stereotipie, racconta
la propria storia, i propri vissuti, "Giancarlo, bravo che mi
racconti il tuo dolore, (...) grazie Giancarlo che mi racconti
tutto".
Il bambino, attraverso il proprio comportamento, comunica uno stato
emotivo. La musicoterapeuta accetta questa modalità relazionale del
bambino. La terapia incomincia con il saluto della musicoterapeuta
che canta e suona "buongiorno Giancarlo, buongiorno Giancarlo". La
musicoterapeuta é in relazione con il bambino. Giancarlo reagisce
immediatamente con il pianto, con le consuete stereotipie e con
ipertonia generale. Nel corso della terapia, i comportamenti del
bambino vengono rispecchiati (matching) dalla musicoterapeuta che
ripete, con la propria voce, gli stessi suoni vocalici prodotti dal
bambino (stesse variazioni di altezza a di intensità sonora), che
propone al pianoforte giochi musicali congruenti agli stati emotivi
del bambino.
La musicoterapeuta ripete più volte, con la voce, i vocalizzi del
bambino ("ei, iei, nghiei, ueu"), canta descrivendo quello che sta
accadendo (male, male, male quella bocca) ed esprimendo il proprio
apprezzamento verso di lui (viva Giancarlo, viva il bambino).
L'intonazione della voce verbale è comunque usata in modo musicale.
Al pianoforte, suona cambiando in continuazione stili, modi, tempi,
ritmi, armonie a lasciando talvolta i periodi sospesi come è sospesa
la comunicazione.
La musicoterapeuta riproduce in musica le stereotipie del bambino
(per esempio, i clusters gravi a ripetuti, rinviano all'insistenza
del battito delle mani e agli scatti del movimento delle gambe) e le
trasforma in gioco ritmico musicale caratterizzato dall'alternanza
di suoni-silenzi, da variazioni ritmiche a melodiche. In questo
modo, la musicoterapeuta introduce all'interno delle stesse
stereotipie una dinamica temporale, una successione temporale.
L'improvvisazione musicale che la musicoterapeuta attua attraverso
il pianoforte, il tamburo e i campanelli, riproduce l'emozione che
c'è nell'intenzione, nella comunicazione, o nel rifiuto del bambino
(il rifiuto è comunque un'intenzione).
Lo scopo dell'improvvisazione musicale è quello di leggere
l'emozione, trasformarla o favorirla. Nell'improvvisazione musicale,
il tamburo si rivela strumento inadeguato alla qualità emotiva del
bambino, infatti "al suono del tamburo, il bambino reagisce urlando
ancora più forte" e "ai suoni percussivi del tamburo il bambino si
volta di spalle, mette le mani in bocca e compie ripetutamente il
gesto di tirar fuori dalla bocca qualcosa ". I campanelli si
rivelano invece, strumenti più adeguati alla qualità emotiva del
bambino. Infatti, al suono dei campanelli, Giancarlo si volta verso
la musicoterapeuta e, in silenzio, volge l'orecchio in posizione di
ascolto.
La musicoterapeuta, che coglie l' attenzione del bambino verso i
campanelli, utilizza lo stupore del bambino per riprodurre al
pianoforte una scala cromatica che richiami il suono dei campanelli.
Quando la musicoterapeuta suona nuovamente i campanelli, Giancarlo
produce per la prima volta un grido acuto. La musicoterapeuta
insiste con i campanelli.
Il bambino ripete nuovamente grida molto acute (ueao). L'intonazione
vocale del bambino è identica alla sonorità dei campanelli: il
bambino, emotivamente ben disposto, ha prodotto per la prima volta
nella propria vita un grido acuto. La lettura empatica delle
emozioni del bambino (attuata attraverso il matching a il pacing) e
la capacità di scegliere sonorità timbriche adeguate, hanno favorito
nel bambino stesso una prima risposta vocale acuta
La mamma di Giancarlo partecipa ai cambiamenti del figlio, "segnala
immediatamente che il bambino non aveva mai prodotto un vocalizzo
acuto, (...) ride perché dice di vedere nel bambino comportamenti
che non ha mai visto ". La presenza dei genitori è un elemento molto
importante all'interno del setting terapeutico: costoro, vivendo in
prima persona il processo di crescita a di evoluzione del bambino,
possono evolversi e crescere insieme a lui.
Nel corso della terapia, sebbene il bambino si ponga di frequente in
posizione "di spalle" alla musicoterapeuta, tuttavia ogni tanto si
volta per guardarla. E' mollo interessante sottolineare
l'indecisione del bambino che guarda la musicoterapeuta di sfuggita,
poi direttamente negli occhi, che si avvicina al pianoforte, poi si
allontana. La musicoterapeuta chiede al bambino "vuoi suonare con
me?". La musicoterapeuta lascia aperte le varie possibilità, ossia
quella di partecipare o di non partecipare; per la musicoterapeuta
vanno bene entrambe: la decisione spetta al bambino. "Accordo deciso
e poi silenzio: la musicoterapeuta è in ascolto ", è in attesa della
risposta del bambino.
Nel dialogo sonoro, i suoni che si alternano ai silenzi, le domande
che attendono le risposte favoriscono una relazione interpersonale
aperta all'orizzonte temporale, all'orizzonte delle possibilità.
All'interno di questo orizzonte, il bambino deve prendere le proprie
decisioni. La musicoterapeuta accetta incondizionatamente qualsiasi
risposta, atteggiamento, decisione del bambini, "Giancarlo tesoro,
fai quello che vuoi: hai ragione Giancarlo, va bene quello che fai".
La musicoterapeuta dialoga col bambino utilizzando la musica come
strumento non verbale che tuttavia, risulta essere congruente al
verbale. Infatti la musicoterapeuta, suona la melodia del nome
"Giancarlo": il bambino si gira prima ancora che la musicoterapeuta
canti la parola "Giancarlo". Nel bambino c'è un ascolto della
parola, prima ancora che la parola nasca. Le mani stanno imparando a
giocare. La foto [omessa] rende evidente l'apertura a ventaglio dei
denti inferiori. Comunque si tratta di un'apertura a ventaglio
ridotta rispetto a quella dei denti da latte, completamente rivolti
verso l'esterno. Oramai si tratta di un difetto di crescita dei
denti che sarà facilmente correggibile con l'adeguata ortodonzia. Si
vede con chiarezza che il bambino non presenta prognatismo.
(Il presente testo a la tabella sotto riportata sono tratti da:
"SORDITA' EAUTIM0: FENOMENOLOGIA DELL'ESPERIENZA SONORA" Tesi di
Laurea di Simona Ghezzi, anno l997-98, Università degli Studi di
Milano, Facoltà di Lettere a Filosofia, Corso di Laurea in
Filosofa).
Ad un anno di distanza, per la stesura della tesi sopra citata, è
stata compilata una tabella che mettesse in rilievo i cambiamenti
avvenuti nel bambino.
La tabella è la seguente:
| I^ osservazione Marzo l997 |
I I^ osservazione Marzo l998 |
| Totale assenza del linguaggio
verbale. Il bambino ha pianto per tutta la terapia. Il bambino é scosso dagli spasmi del singhiozzo,anche quando non piange. Il bambino vuole essere lascialo solo. Costante distanza dagli altri. Il bambino sfugge allo sguardo. L'arcata inferiore dei denti é stata deformata La mandibola é spostata in avanti come in presenza di prognatismo. Il bambino porta il pannolone. - autodondolamento - pianto - scialorrea - toccare la bocca, la lingua, i denti con le mani e battere le mani una sopra l'altra. - bruxismo - stare steso supino sul pavimento strofinando la testa - Chiazza di capelli mancanti - stare steso prono inarcando la schiena. - porsi sul pavimento raccolto in se stesso - camminare sulla puma dei piedi con pianta allargata - saltare sulle ginocchia |
Vocalizzi e lazione intenzionali. Il bambino sorride a ride. impara a giocare. Il bambino interagisce nel gioco. Ride se fa un dispetto. Nel gioco utilizza le mani. Il bambino esegue le richieste verbali. Il bambino ama il contatto diretto. Il bambino guarda diritto negli occhi e sorride. l muscoli facciali sono sempre più rilassati a la mandibola é nella posizione dalla pressione costante della lingua e delle mani corretta, le labbra si chiudono Non c'é prognatismo. Il bambino incomincia a segnalare i bisogni fisiologici. - scomparso - scomparso - molto raramente - quasi scomparso - molto raramente - scomparso. - La chiazza dei capelli é scomparsa. I capelli solo ricresciuti. - scomparso - scomparso. - scomparso - scomparso |
Giancarlo, durante un incontro di musicoterapia, negli
incontri successivi alla prima osservazione, si é servito delle sue
mani per giocare sulla tastiera (l9). In un momento successivo, si é
servito delle mani per afferrare lo strumento idiofono a lui
preferito. Ha guardalo lo strumento e ha mosso la mano nello spazio,
senza riuscire ad afferrarlo, se non dopo svariati tentativi. Egli
non aveva ancora imparato a guidare il gesto della mano con lo
sguardo. Quando lo strumento é caduto per terra il bambino non ha
guardalo il pavimento. Siamo state noi a condurre il suo sguardo,
sollecitandolo con parole intonate nel canto.
Ogni apprendimento del bambino passa attraverso la corporeità. Ogni
apprendimento richiede modificazioni posturali. Il corpo vibrante,
luogo dei gesti, del movimento, della parola é il corpo che vive le
emozioni dell'intenzionalità verso azioni mai compiute. Giancarlo,
all'età di sette anni, incomincia ad evolvere gli apprendimenti del
bambino di pochissimi mesi. Egli nella sua vita é stato impegnato
per altre attività! L'interagire con Giancarlo, ora che il bambino é
guarito dall'autismo, richiede al musicoterapeuta chiarezza
ermeneutica ed epistemologica.
La musicoterapia ora é il delicato percorso che accompagna il
bambino ad evoluzioni interiori soggettive. L'esperienza musicale,
nel gioco creativo con gli strumenti musicali idiofoni, é
l'occasione per favorire a facilitare il farsi spontaneo del
linguaggio verbale in un bambino che, secondo le regole, é troppo
grande per poter riuscire a parlare. Parlare é un gesto anche
motorio, articolatorio oltre che intenzionale a comunicativo. Ogni
evoluzione motoria ed articolatoria nasce da una motivazione
interiore che porta a superare schemi motori abitudinari per
assumerne di nuovi.
La corporeità è al centro dell'attenzione del musicoterapeuta. Ogni
cambiamento motorio o posturale fa sorgere nel bambino emozioni.
Come fronteggiare questo? Si potrebbe dire al bambino: "Non avere
paura che qui non ti succede nulla di male!". Queste parole,
dall'apparenza rassicurante, in realtà ricordano al bambino che egli
ha avuto e potrebbe tuttora aver paura. Essa viene da "dentro"; con
la paura non si discute (20). Non é detto che, necessariamente, in
tutti i momenti, il bambino accetti di rilassarsi sulla cassa
armonica del pianoforte; qui interviene la formazione del
musicoterapeuta che, attraverso se stesso, il se stesso corporeo, si
fa luogo di accoglienza, cassa di risonanza, strumento musicale che
interagisce con altri strumenti musicali e riesce a condurre il
bambino ad esternare, a raccontare la sua storia onde tentarne il
superamento.
La Storia di Giancarlo
Si presenta l'occasione per toccare un aspetto teorico inerente la
musicoterapia: la presenza dei genitori. Essa é radicata nel
principio che una persona nasce, cresce a vive all'interno di
contesti sociali. I genitori conoscono gli eventi della vita del
figlio meglio di qualunque altra persona. La mamma di Giancarlo mi
segnala subito la presenza di atteggiamenti nuovi da parte del
bambino. Così accade quando il bambino intona la voce nel registro
acuto e quando é attento in modo nuovo. Come avrei potuto ricevere
queste informazioni se la mamma non fosse stata presente? Come avrei
potuto illustrare alla mamma, a terapia ultimata, con le parole,
eventi carichi di intensità affettiva? Come avrei potuto chiedere
alla mamma,, alle persone presenti in famiglia, di cambiare in
armonia con le evoluzioni del bambino? Nel caso di Giancarlo, nei
momenti in cui il bambino, rilassandosi per accogliere la risonanza
del pianoforte, ha incominciato a "raccontare" la sua storia
attraverso se stesso (il bambino non parla), la mamma ha trovato il
senso del racconto del bambino.
Via via che il bambino si muove in modi particolari la mamma aiuta
la musicoterapeuta a leggere ciò che il bambino sta dicendo (faceva
così da piccolo quando ... " "... non ha più fatto così da quando
... " " fa così con la sorella più grande ... " "... anche mio
marito ha osservalo che da quando fa musicoterapia fa ... " ecc ...)
(2l). Il bambino accoglie le spiegazioni, guarda negli occhi,
accarezza la mano della musicoterapeuta, sorride, si rilassa, si
lascia toccare, accarezzare su tutto il corpo dalla coterapeuta
(Circolarità Relazionale), modifica il tono corporeo, modifica
l'ampiezza respiratoria, ecc ...
Ogni modificazione fisiologica é modifica emotiva. Ogni
modificazione emotiva é modificazione fisiologica (22). Quando un
bambino diagnosticalo autistico incomincia a raccontare se stesso,
la sua storia, attraverso se stesso, ha inizio un racconto che ad
ogni incontro si arricchisce di nuovi episodi. Ogni volta si inventa
un'esperienza che rispecchi, assecondi, conduca il bambino verso
progressive aperture. Il bambino é il protagonista della sua storia
a dei suoi cambiamenti interiori. Il vissuto esperienziale é il
terreno sul quale avvengono i cambiamenti.
"3° TERZO TEMPO"
Allegro con brio
La Musicoterapia
I presupposti teorici hanno un valore fondamentale per le decisioni,
le programmazioni, i comportamenti che verranno assunti da parte
delle persone (ambito socio-famigliare) che entrano in relazione con
il bambino. L'esempio di Giancarlo offre lo spunto per varie
valutazioni. Proviamo a considerare il futuro del bambino secondo
due impostazioni teoriche:
l) la diagnosi emessa dal servizio di NPI, ha consegnalo alla
famiglia ed alla scuola il documento nel quale é scritto: "... il
bambino ha superato la corazza autistica ... la prognosi é negativa
". La psicopedagogista della scuola ha elaboralo la programmazione
per l'inserimento scolastico, sulla base del grave ritardo mentale
del bambino e dell'esito negativo legato a qualsiasi attività. La
psicopedagogista si attiene alla via gerarchica; si appoggia al
documento della NPI.
Emergono due elementi di valutazione: a) con quale disponibilità
interiore si impegnano e si impegneranno le insegnanti sapendo che,
a priori, non andranno incontro a miglioramenti da parte del
bambino?
b) il bambino coglie il sentire interiore delle insegnanti? Con il
suo atteggiarsi a ritardato mentale si adegua ad essere secondo il
giudizio che é stato dato su di lui. Egli é uno specialista della
comunicazione non-verbale. Ogni occasione di disistima gli offre la
conferma alla sua inadeguatezza rispetto ai compagni.
2) La teoria fenomenologico-esperienziale é fondata sull'accoglienza
e sul non-giudizio. Il bambino ha già dimostralo di operare
cambiamenti. I genitori condividono le esperienze di musicoterapia e
sono flessibili ad adeguarsi ai cambiamenti del figlio. Con
intervalli di alcune settimane le insegnanti si alternano a
presenziare agli incontri di musicoterapia. Si attuano incontri fra
le specialiste in musicoterapia e le insegnanti. Durante questi
incontri si procede con una programmazione che viene via via
modellata sulla misura dei cambiamenti del bambino. Le insegnanti si
impegnano per riscontrare in ogni momento l'iniziativa personale del
bambino, il suo progredire, il suo aprirsi alla vita.
Il Tamburo
Al primo colpo di tamburo il bambino reagisce intensificando
l'espressione di dolore nel viso. Per comprendere il perché di
questo occorre attenersi ai fatti.
• Il bambino é accovacciato sul pavimento con una posizione
asimmetrica delle gambe.
• In volto del bambino presenta i muscoli tesi. La mascella é
spostata in avanti. Il labbro inferiore é teso nello sforzo di
protendere la mascella in avanti.
• Le braccia sono tese a le mani urtano fortemente l'una contro
l'altra con movimenti a scatti.
• La parte mediana del corpo é contratta dal basso verso l'alto per
la posizione asimmetrica delle gambe e dall'allo verso il basso per
la tensione dei muscoli del volto, della mascella, del collo, del
petto, delle braccia.
(Il lettore é invitato a porsi sul pavimento assumendo la posizione
sopra descritta. Restando in questa posizione per qualche minuto il
lettore può avvertire la fatica nel respiro, gli indolenzimenti ed
indurimenti muscolari e, qualora riesca a restare a lungo, può
accorgersi del tipo di pensieri che affiorano in lui).
Il colpo di tamburo, con la sue onda ampia su una sola altezza
sonora, accentua la contrattura del corpo. Il ritmo percussivo
intensifica la tensione del bambino. Poiché parlare dell'emozione
del bambino sarebbe un fatto dal carattere interpretativo, mi
attengo all'analisi degli elementi che caratterizzano la
musicoterapia. Le sonorità del pianoforte rispecchiano la tensione
presente nella postura del bambino con elementi musicali di tipo
armonico. Il bambino si accorge .... si ferma ... volge il viso
verso la musicoterapeuta ... si gratta il collo ... Il gioco
dell'improvvisazione musicale si modifica ... accompagna il
movimento della mano che gratta. il collo ... che gratta la bocca
... Il bambino non regge più a stare nella posizione asimmetrica ...
le gambe si tendono di scatto .... ecc ... Ai cambiamenti della
posture esterna corrisponde il sorgere di nuove emozioni "dentro" al
bambino.
Ora, ad un anno di distanza dal primo intervento di musicoterapia
(l6) il bambino sta imparando a giocare, ride, guarda negli occhi,
dimostra di comprendere le parole, apre a chiude le mani per
stringere oggetti, segue i movimenti con lo sguardo, guida le mani
con lo sguardo per afferrare ecc ... Sta scoprendo che picchiare sui
tamburi é l' occasione per esprimersi.
Il rispecchiamento ritmico iniziale, con sonorità profonde,
riguardava emozioni che il bambino non voleva sentire sottolineate.
I campanelli hanno attiralo la sue attenzione; essi hanno richiamalo
altre emozioni. Il musicoterapeuta intesse un dialogo fra i
campanelli ed il pianoforte, per dialogare con il bambino che si é
girato ed é rimasto attento ad ascoltare ed a guardare. Il bambino
non ha avvertilo giudizi. La sue abitudine ad essere giudicalo é
stata così interrotta. Egli, inavvertitamente, sta cambiando le sue
abitudini (l7) ed allora provoca, esprime se stesso. Il gioco
musicale lo disorienta, gli dimostra che ci sono realtà che non
conosce.
Il bambino in questo momento non é pronto per la risonanza diretta
attraverso la cassa armonica del pianoforte. La risonanza lo sta
raggiungendo per via aerea con giochi di sonorità che cambiano
attimo dopo attimo. L'improvvisazione clinica é il dialogo fra il
bambino e la musicoterapeuta. Esso non é ripetibile; si rinnova ad
ogni istante. Potrei tentare di spiegarne il senso facendo il
confronto col linguaggio verbale. Il linguaggio verbale ha una sue
morfologia, fonetica, grammatica, sintassi e semantica. Il gioco
della musica cambia, attimo dopo attimo, la morfologia, utilizza la
grammatica e la sintassi in un costante rinnovarsi dove la semantica
é l'accogliere, generare, condurre verso emozioni. Il bambino più e
più volte guarda la musicoterapeuta diritto negli occhi.
Egli é disorientalo, compiaciuto, a tratti perfino arrabbiato, per
questo gioco musicale che sfugge ad ogni regola che egli conosce.
Una frase musicale può avere un inizio ma può non concludere; può
restare sospesa; cambiare totalmente stile e genere di musica;
sfociare in un cluster, in uno scampanellio, in una melodia
contabile, in una provocazione, in un canto infantile, in un sottile
canto ironico ecc ... Non ci sono regole. Tutto si regge su una sola
regola: essere nel gioco creativo musicale. Nella videoregistrazione
si legge con chiarezza inequivocabile l'atteggiamento di ascolto che
il bambino ha assunto fin dall'inizio, dal primo attimo. Si vede che
il bambino ritorna sulle sue posizioni, rivede le sue posizioni a
decide di partecipare al gioco.
La decisione spetta al bambino. Egli é il soggetto dell'intervento
in musicoterapia. Egli é il protagonista che si prende il carico di
se stesso. La decisione di cambiare nasce dal suo interno.
L'intenzionalità del bambino é lo spunto per il farsi del gioco
musicale. Con un gioco, sono sorte emozioni di gioia. Le emozioni di
gioia sono la motivazione a cambiare abitudine, ad aprirsi al tempo
che passa, all'accogliere il "nuovo", all'abbandonare quegli
atteggiamenti che erano stati definiti autistici.
E Dopo?
Ritorna l'esigenza di accostarsi ad una persona che presenti
particolari problematiche con la consapevolezza delle basi teoriche.
Per il Neuro Psichiatra Infantile non ci sono dubbi. Egli ha scritto
"... IL bambino ha superato la corazza autistica; ... la prognosi é
negative". L'inadeguatezza del bambino alle abilità tipiche della
sua età viene giudicata come "grave ritardo mentale". L'aprirsi di
Giancarlo ad un'iniziale produzione vocale intenzionale viene
definite "lallazione ludica (l8) ".
La base teorica fenomenologico-esistenziale guarda al futuro in un
altro modo. Ora che il bambino ha superalo la corazza autistica
inizia l'impegno effettivo. Giancarlo nei suoi primi sette anni di
vita, ha imparalo a piangere ed a singhiozzare. Il suo tono
posturale corporeo é fortemente indurito dagli spasmi del
singhiozzo. Il respiro è troppo limitato per permettere il farsi
della parola. Giancarlo non ha mai giocato. Giancarlo non ha
mangiato mai da solo.
Nell'analisi sul protocollo sono stati messi in luce gli aspetti
qualificanti la relazione interpersonale fra il bambino e la
musicoterapeuta. La PNL individua nel Matching, il rispecchiamento
del bambino, nel Pacing, l'andare al passo con il bambino, nel
Leading la conduzione da parte del professionista. Le esigenze
dell'analisi collocano questi momenti della relazione
interpersonale, l'uno dopo l'altro. Nella realtà sono compenetrati
l'uno nell'altro.
Un rispecchiamento senza il coinvolgimento personale del
musicoterapeuta diventa la ripetizione meccanica dei movimenti o dei
comportamenti di una persona (come nel gioco della scimmia).
L'andare al passo con il paziente può diventare un continuare ad
assecondare senza fine. E molto facile cadere in questo tranello.
Non appena un professionista non sa come muoversi, non vuole o non
se la sente di rischiare, asseconda il paziente, aspetta, continua
ad aspettare e ad aspettare. Questa attesa e questo assecondamento
possono perfino essere letti e giustificati come il rispetto della
volontà del paziente. Il Matching ed il Pacing, attuati senza forza
decisionale, non porteranno al Leading.
Questo é il momento nel quale il musicoterapeuta favorisce a
facilita il paziente ad assumere nuove decisioni interiori. La
ri-decisione spetta al paziente; il protagonista della terapia é il
paziente. Il musicoterapeuta nel suo agire musicale offre il
contesto di opportunità. Senza il Leading, ossia senza un
cambiamento interiore, non avviene la terapia. Senza il Leading si
fa dell'animazione musicale. Il cambiamento interiore é favorito,
facilitato, provocato dall'improvvisazione musicale clinica al
pianoforte. I momenti del Matching, Pacing e Leading, in
musicoterapia, sono il gioco delle Imitazioni.
Il Principio delle Imitazioni
Questo principio é antico quanto l'uomo perché la musica é antica
quanto l'uomo. La musica nasce con l'uomo. Il primo vagito
dell'essere umano é la nascita della musica e della parola. Quando
l'essere umano ha scoperto di poter imitare con la voce, i versi
degli animali, ha cambialo radicalmente il modo di vivere, anzi di
sopravvivere. Egli smette di sopravvivere raccogliendo bacche e
diventa cacciatore. Gli eventi che fanno diventare gli esseri umani
cacciatori sono:
• imitare i versi a le voci degli animali.
• imparare a leggere le impronte.
• catturare gli animali per nutrirsi con la loro carne, proteggersi
con le loro pelli, costruire utensili e strumenti musicali con le
ossa, i budelli ritorti, la pelle...
In ogni caso si tratta di fare tesoro dei segnali captabili
attraverso l'ascolto per intraprendere un nuovo tipo di
sopravvivenza. Dall'ascolto e dall'imitazione dei versi, delle voci
degli animali e del mondo della natura in generale scaturirà il
linguaggio verbale; dal seguire le impronte scaturirà la lettura.
Tutto era già pronto in natura. Si trattava di accorgersi di quello
che giungeva all'ascolto, cadeva sotto agli occhi, finiva tra le
mani. Si tratta di ascolto perché le onde sonore investono al
completo il corpo vibrante. La vista é guidata dall'ascolto.
Tutto questo sembrerebbe non avere nulla a che fare con un bambino
autistico. Invece non é così. Il musicoterapeuta deve accorgersi dei
segnali che il bambino invia (23). L'imitazione di questi segnali é
musicale (24) . Il bambino segnala se stesso attraverso tutto se
stesso. L'imitazione avviene con il gioco dell'improvvisazione
musicale clinica. L'aspetto più evidente é quello ritmico. Un gesto
ha un suo inizio ed una sua conclusione. Quello che sta fra l'inizio
e la conclusione di un gesto é il movimento. ll ritmo scandisce
l'inizio, il percorso, la conclusione.
Un'imitazione ritmica del tono posturale, di un movimento, di
un'andatura, può essere un tirocinio di formazione per lo studente
di musicoterapia. E' una imitazione esteriore. Ogni gesto,
movimento, cambiamento di tono nascono dall'interiorità. Il
musicoterapeuta ha a sua disposizione il gioco delle melodie e
l'armonia per trasformare in musica le emozioni del paziente. Il
gioco melodico sottintende la conoscenza di scale, sistemi e modi
musicali. Il gioco degli accordi valorizza o banalizza una melodia
(25). L'imitazione (26) é la specificità del musicoterapeuta.
Il principio delle imitazioni é in atto dalla notte dei tempi.
Timbri sonori, Ritmi, Melodie, Giochi di accordi sono presenti da
sempre, nella storia dell'umanità, prima ancora che si parlasse di
Cantus Firmus, di Discantus, di Contrappunto, di Polifonia, di
Annonia. La nascita della scrittura musicale permette di fissare
sulla carta i giochi delle melodie (canto gregoriano) e dei primi
discantus. Soltanto dopo la definizione della scrittura la musica é
stata sottoposta all'analisi strutturale, formale, compositiva.
L'imitazione per eccellenza é rappresentata dalla Caccia (27). Un
animale fugge ed altri animali, seguiti dai cacciatori, lo inseguono
facendo esattamente lo stesso percorso. Così é per l'imitazione
melodica del canto seguita, a distanza, dalla stessa linea melodica.
La forma imitativa più rigida nasce dalla Caccia ed é il Canone. Una
linea melodica si sovrappone a se stessa. Ogni volta che la linea
melodica conclude, ritorna da capo, allo stesso modo. E' un ritmo
sempre uguale. La stessa melodia insegue se stessa a due, tre,
quattro voci ecc... Il canone é un esempio di pacing che non ha
soluzione (28) . Il principio dell'imitazione può essere a canone o
creativo, come accade nelle composizioni che traggono origine dal
contrappunto, si evolvono nella polifonia vocale e strumentale e
sfociano nella fuga vocale e strumentale.
L'imitazione presenta possibilità, quali:
• imitazione del tema introducendo delle varianti nel ritmo
(accelerato o aggravato), iniziando su gradi della scala diversi,
prendendo soltanto parti del tema, introducendo modulazioni, cadenze
particolari, cromatismi ecc... Si tratta dell'imitazione creativa.
• imitazione che riproduce la stessa linea melodica dall'inizio alla
fine (il canone).
• imitazione del tema che introduce il controtema (polifonia,
madrigali ecc ...).
L'imitazione porta in sè le caratteristiche presenti nei termini:
Matching (il tema é valorizzalo nell'essere imitato), Pacing (il
tema e tutto il testo non cambia, é imitarlo in tutto e per tutto),
Leading (al tema viene contrapposto il controtema che lo valorizza,
lo conduce verso nuove realizzazioni). In musicoterapia il Matching
é il principio dell'imitazione creativa, il Pacing é l'imitazione a
Canone, il Leading é il Controtema.
Il gioco delle imitazioni fluttua dall'essere canonico al
contrapporsi nello scorrere melodico ed armonico. E' un dire e non
dire, un seguire e guidare inavvertibile che si rivela
irresistibile. E' il gioco creativo della musica che ha per regola
le sue infinite elaborazioni creative. L'imitazione musicale é
fondata sul rispetto del paziente anche nei momenti della
contrapposizione. Anzi il momenlo della contrapposizione, come
accade nel controtema, é il momento della massima valorizzazione del
terra. La formazione é il processo interiore che rende il
musicoterapeuta autonomo nel saper leggere il paziente, nel cogliere
nella sua corporeità gli aspetti da trasformare nel gioco musicale.
E' il paziente che segnala con tutto se stesso se é davvero
ascoltalo, rispecchiato, accolto, per questo attivo nel dialogo.
Egli diviene attivo nel dialogo quando risponde al Controtema con il
suo nuovo terra. Scaturisce l'intreccio del dialogo. Il
musicoterapeuta é imprevedibile nel gioco creativo della musica
perché la relazione interpersonale é imprevedibile. Allora accade
quello che é stato descritto nel protocollo di Giancarlo: il
bambino, che era già attento, ha manifestato la sua attenzione.
Egli ha diretto lo sguardo verso la musicoterapeuta, ha cercato i
suoi occhi, ha voluto vederci chiaro. Egli ha abbandonato la corazza
autistica perché era inutile. Egli non ha più avuto l'aspetto del
gravissimo ritardalo mentale perché ha deciso di essere partecipe e
di rivelare se stesso. Egli si é accorto di essere il soggetto nel
gioco musicale creativo impegnato con un altro soggetto. Il bambino
ha imparato che può essere trattato da soggetto e da oggetto. Quando
é soggetto interagisce, quando é oggetto si comporta da ritardalo
mentale.
L'imitazione da imitare
Nella reciprocità madre-figlio la madre rispecchia i versi, gli
sbruffi, i movimenti del figlio (29) introducendo i suoi commenti
col sorriso, col riso, variando l'intonazione della voce,
provocando, compiacendosi (30) ecc Un'imitazione priva di creatività
é sterile. Dalla sterilità non nasce nulla. Il coinvolgimento
emotivo del musicoterapeuta é la fonte dell'improvvisazione musicale
clinica. La razionalità richiesta dal comporre musica all'istante lo
rende attento a tutto. Egli é teso nel comporre, nel trasformare in
gioco musicale creativo le sue emozioni, attimo dopo attimo. Ogni
tensione sfocia nel gioco della musica. Il gioco della musica é la
grande variante introdotta dal musicoterapeuta nella vita del
paziente autistico. Il gioco creativo della musica consiste nel
condividere esperienze, emozioni, reciprocità di apprendimento.
Note
l Laurea in Filosofia, anno l997‑98, autrice Simona Ghezzi
2 Associazione Pedagogia Musicale a Musicoterapia "Giulia Cremaschi
Trovesi"
3 G. Cremaschi Trovesi "Musicoterapia arte della comunicazione" ed
scientifiche MaGi Roma l996.
4 Per-sonare e Ri-suonare dicono della complessità della risonanza.
Il corpo vibrante compenetralo dalle onde sonore risuona a suona
attraverso se stesso (personare; da cui derivano personaggio e
persona)
5 L'impostazione teorica é di tipo sistemico. Il o i genitori sono
presenti (salvo casi eccezionali)
6 Il riferimento é per la musicoterapia in atto presso
l'Associazione Pedagogia Musicale a Musicoterapia "Giulia Cremaschi
Trovesi".
7 G. Cremaschi Trovesi "Musicoterapia, arte della comunicazione" ed
Scient. MAGI l996 Roma
8 Ha la sua importanza ricordare che "umile" deriva da humus.
L'essere umile nella relazione interpersonale con la persona
autistica indica il relazionarsi con lei tenendo i piedi ben
appoggiati per terra. In ogni istante si interagisce ascoltando ciò
che accade evitando di appellarsi a giustificazioni attribuibili
alla patologia, ai primi momenti di difficoltà.
9.La persona sorda nell'assoluto silenzio non avrebbe sopravvivenza.
Infatti non c'é sopravvivenza per le persone totalmente lese al
tatto. Sopravvivono le persone sordocieche.
l0 Il primo pianoforte, detto "fortepiano", fu costruito a Bolzano,
nel l7l0‑ll, da Bartolomeo Crislofori. Esso fu denominalo strumento
del forte e del piano per differenziarlo dal clavicembalo e
clavicordo. Nel clavicembalo le corde sono pizzicate dai saltarelli,
nel clavicordo le corde sono percosse da lamine di metallo.
ll Per questi motivi negli studi musicali per strumentisti di archi,
fiati, arpa, per cantanti, per direttori di coro, di orchestra, per
gli studi di Composizione principale sono previsti diversi livelli
di pianoforte complementare. Infatti la lettura delle partiture
strumentali o polifoniche é possibile al pianoforte perché strumento
armonico.
l2 L'esempio del girotondo può condurre lontano verso il senso
dell'utilizzo degli strumenti musicali. E' opportuno che in
musicoterapia non si utilizzi soltanto il materiale percussivo (lo
strumentario Orff), appellandosi alle incapacità dei pazienti. E'
determinante introdurre anche altri strumenti musicali. Ogni
strumento musicale ha le sue caratteristiche ed i suoi limiti. Nella
mia esperienza ho potuto più a più volte constatare che l'interagire
con altri professionisti che sanno suonare strumenti quali il
violoncello, il violino, il contrabbasso, l'arpa, la tromba, il
clarinetto ecc .... offre l'opportunità di creare situazioni di
fascino musicale al quale é proprio difficile sottrarsi. Con questi
strumenti musicali il paziente avverte di essere importante. Egli
non resiste al desiderio di prendere in mano un archetto, di provare
le corde di un'arpa, di premere le labbra per far vibrare una tromba
ecc .....
l3 Ogni modo di improvvisare é collocabile in un periodo storico
specifico. Questo aspetto é di importanza fondamentale. Infatti
occorre sfatare il comune modo di pensare che, poiché i bambini
handicappati o i pazienti hanno poche abilità, si debbano fare con
loro attività "facili". Attraverso lo scarso valore culturale delle
attività in corso si comunica il loro scarso valore. Qualora un
gioco musicale sia di carattere primitivo esso é importante perché é
storicamente collocabile. Senza la sopravvivenza ed i progressi
degli uomini primitivi non ci sarebbe stata la storia a non ci
saremmo neppure noi. Gli strumenti musicali possono essere
utilizzati in modo primitivo ed il risultalo musicale può essere
interessantissimo! Dipende dalle competenze musicali con le quali il
musicoterapeuta sa condurre la situazione.
l4 G. Piana, Filosofia della Musica , Guerini e associati, Milano
l99l
l5 Va sottolineato che il bambino é stato inviato in musicoterapia
come ultima risorsa per poter dire di aver provalo tutto.
l6 Gli incontri si svolgono con la cadenza di un'ora alla settimana.
l7 Abitudine da "habitus" .
l8 Per correttezza professionale va segnalalo che H NPl, constatando
i continui progressi del bambino, ha modificalo la sua posizione
circa la prognosi
l9 Lo studio di musicoterapia dell'APMM è dotato di sue pianoforti,
uno a coda e uno a muro. Il dialogo in questo caso è avvenuto a due
pianoforti.
20 A tutti é capitalo almeno una volta di fare un brutto sogno a di
svegliarsi spaventalo. Può accadere di non ricordare il sogno ma si
avverte il batticuore a la paura
2l Nel presente testo non vengono introdotti i dati personali ma
soltanto quelli di interesse professionale.
22 T.Wigram e C.Dileo "Music Vibration".23 La comunicazione
non-verbale.
24 Se il grembo materno é la prima orchestra,l'essere umano é il
primo strumento musicale. (G. Cremaschi Trovesi, Musicoterapia, Arte
della Comunicazione)
25 Armonia a Polifonia sono termini ancora recenti, rispetto alla
storia dell'umanità. L'utilizzo degli accordi spazia nella
complessità di stili che caratterizzano le epoche preistoriche e
storiche della musica e dell'umanità.
26 Trasformare il comportamento del paziente in gioco musicale
creativo.
27 La Caccia é un procedimento contrappuntistico che prenderà il
nome di Canone. Fu il nome di una delle forme dell'Ars Nova Italiana
(sec. XIV).
28 In effetti questo accade in musicoterapia quando il principiante
non ha il coraggio di prendere l'iniziativa. Egli continua a
rispecchiare a ad assecondare. Così il paziente ha il sopravvento
sul professionista. Lo stile del paziente é così efficace che egli
recita la parte dell'insufficiente mentale. Gli schemi rimangono
intatti. Nulla é cambialo nè cambierà.
29 In particolare net periodo dello svezzamento, quando la
comunicazione non verbale é il terreno fertile che genera il
verbale.
30 Qualcuno potrebbe chiedersi perché la mamma di bambino autistico
non agisce in questo modo. Ci sono eventi che generano difficoltà di
comprensione fra la madre ed il figlio, ci sono gli accertamenti
clinici, le opinioni degli esperti che inducono le madri a perdere
la fiducia in se stesse. Esse guardano al figlio come a colui che
porta eventi sconosciuti (l'autismo) a perdono la capacità di un
agire determinato. Esse si appoggiano ai consigli degli esperti. La
situazione si interseca sempre di più in una spirale involutiva.
L'ambiente famigliare vive fra tensioni a discussioni che portano a
progressive difficoltà relazionali.
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GIULIA CREMASCHI TROVESI
Diplomata in Pianoforte ha studiato composizione Principale. Ha
insegnato Musica e Canto nell'Istituto Magistrale di Bergamo. E' in
possesso dell'idoneità per l'insegnamento di Pianoforte principale
in Conservatorio. Il suo impegno di sperimentazione e studi in
Musicoterapia é inizialo negli anni settanta. Dal 1981 é
responsabile del servizio di Musicoterapia presso l'Istituto di
Audiologia, Università degli Studi, Milano. Nel 1989 ha ricevuto il
Premio Nazionale "Motta", "Notte di Natale" per l'attività svolta
con i bambini sordi. Nel 1991 riceve, a Torino, il Premio per il
migliore lavoro presentato al Congresso Medico sulla Patologia
Neonatale. Nel dicembre 1996 il Comune di Bergamo consegna
l'Attestato di Civica Benemerenza "Per gli eccezionali meriti
acquisiti con il suo operato." E' stata docente presso il Corso
Quadriennale di Musicoterapia di Assisi. Ha tenuto lezioni in
Università straniere. E' guest teacher e supervisore presso il Corso
di Musicoterapia della Brislol University, in Bologna. Fondatrice e
Presidente dell'Associazione Pedagogia Musicale a Musicoterapia
(APMM "Giulia Cremaschi Trovesi). Presidente della FIM (Federazione
Italiana Musicoterapeuti).Fra le sue pubblicazioni il testo
Musicoterapia arte della comunicazione, ed scient. MaGi Roma 1996.