logo mandala
Musicoterapiaonline.it

musicoterapiaonline@virgilio.it


Approfondimenti

Quale titolo o logo per la musicoterapia di Roberto Ghiozzi?

Uno dei problemi più indagati in ambito teorico dagli specialisti in generale ed in particolare dagli specialisti delle relazioni interpersonali, è quello di individuare un logo* come marchio di qualità per una descrizione, un’immagine che meglio rappresenti il significato proprio di una data disciplina.
Tutto questo naturalmente nasce anche dalla necessità di comunicare in maniera orizzontale, con i diversi ambiti del sapere attraverso le diverse figure preposte al dialogo, in modo rapido e sintetico.
Attualmente, infatti, sembra andare molto di moda la ricerca di sigle specifiche, a mio parere a volte dai risultati davvero rocamboleschi poiché sempre più spesso traducibili solo per coloro che le hanno concepite(C. C. B. V; B. B. P. P; ecc…).
In realtà l’esigenza di semplificazione, così invocata da tutti, rimane sempre più disattesa, riportando così il problema alla situazione di partenza: Come spiegare con un titolo la specificità di un contenuto di competenza? A quale logos*(verbum, parola, archetipo) ci si può affidare, come simbolo che rimanda ad un autentico significato comunemente compreso ? Oppure che meglio rappresenti la realtà delle cose? Il problema è davvero difficile!
A questo quesito di fondo si aggiunga poi il dovere di differenziazione che inevitabilmente deriva dal bisogno di non incorrere, per così dire, nella confusione tra scuole o indirizzi di pensiero, ridefinendo così un ordine di “serre e aiuole che si ritagliano il proprio spazio recintato all’interno del grande giardino” delle Terapie Relazionali.
Premesso ciò possiamo tornare al nocciolo della questione e prendere in considerazione ad esempio uno dei logos maggiormente usati in ambito scientifico: la parola modello*. Nel suo significato originario, prendendo spunto dalla fisica e dall’ingegneria, la parola rimanda alla schematizzazione di un fenomeno o del comportamento di un sistema che ne considera solo gli aspetti essenziali.
Quando il sistema in esame è studiato sfruttando l'analogia tra fenomeni fisici diversi si parla di modello analogico e cosi, via via che si inseriscono nuove variabili di contenuto, il modello cambia nome, riaffermando e riproponendo sempre la sua specifica forma chiusa e quindi non inclusiva; non aperta alle possibilità di integrazione se non agli elementi di quella singola materia a cui il modello fa rigidamente da riferimento.
Non che questo sia di per sé un dato negativo in assoluto, basti pensare ad esempio ad altri ambiti di applicazione e alle esigenze di uniformità e di chiarezza inequivocabile sottese a certe azioni burocratiche conformi alle leggi di tutela, in cui ogni forma di personalizzazione potrebbe essere inevitabilmente forviante e dannosa.
Ma per quanto riguarda la scelta del logo della Musicoterapia di Roberto Ghiozzi, va da sé che ogni significato semantico, intrinseco alla parola modello o di semplice richiamo, contraddice uno dei presupposti fondamentali su cui poggia tutto il lavoro esperienziale e di continua ricerca del suo fondatore.
Come io stessa ho avuto la possibilità di sentirgli affermare durante le nostre conversazioni di studio, la linea di pensiero che da sempre ha sorretto le sue scelte e fatto da guida verso le sue scoperte metodologiche si colloca all’interno della logica dell’inclusione e dell’integrazione.
Il suo è un atteggiamento di apertura e di disponibilità prudente e ponderata poiché unicamente rivolta solo al nuovo funzionale alla terapia di cura dei suoi clienti e alla crescita evolutiva dei soggetti relazionanti, all’interno del setting (condicio sine qua non).
Questa particolare attività di musicoterapia è un sistema creato che integra diverse componenti. Non si pone solo come una formulazione circa la struttura della personalità ed un metodo psicoterapeutico, ma è anche un specifico approccio, un orientamento ed una visione della vita che pone la persona al centro, in tutta la sua totalità.
Per totalità si intende il potersi fidare delle proprie esperienze soggettive, inserite nella cornice del proprio mondo fenomenologico successivamente sottoposte al vaglio scientifico, così come Ghiozzi si offre ad esempio, in collaborazione con il suo Gruppo di Ricerca rispetto al lavoro svolto con le persone in stato di coma vegetativo.
Pertanto, le due esigenze, quella fenomenologica e quella sperimentale, invece di escludersi o di risolversi in un compromesso confuso, si rafforzano reciprocamente sulla base di presupposti e teorie che non devono essere prese come un insieme di dogmi, ma come semplici ipotesi che verranno confermate o invalidate da ulteriori ricerche sperimentali.
Come poter parlare allora di modello, quando l’intenso quadro di riferimento teorico va dalla concezione psicodinamica delle libere associazioni alla scoperta del processo di autoguarigione; dalla visione sistemica di un fenomeno alla concezione olistica della vita del “Tutto in uno” potenziale all’interno dell’individuo; dalla filosofia umanistica alle metodologie specifiche della Programmazione Neuro Linguistica e alla Psicologia Transazionale degli stati dell’io; dalla concezione dell’inconscio individuale alla legge della reciprocità ed interdipendenza, fino arrivare alla scienza delle vibrazioni quantistiche e alle teorie umanistiche del cambiamento?
La risposta si può trovare nella proposta del titolo: Musicoterapia Umanistico Trasformativa, lasciando libera ogni elaborazione personale, sulla base di parole chiave che da sole si pongono come guida introduttiva ai saperi universali, che più hanno contraddistinto l’evoluzione umana del nostro millennio.

(Quod natura relinquit inferfectum, ars perficit).

Dott.ssa Agnese Donini
Membro del Gruppo di Studi e Ricerca della Musicoterapia Umanistico Trasformativa

ROBERTO GHIOZZI

Il fondatore della Musicoterapia Umanistico Trasformativa

Roberto Ghiozzi è a tutti gli effetti una delle persone che a pieno titolo può essere inserita tra i cosiddetti “pionieri della musicoterapia”. Il primo incontro con questa disciplina lo ha avuto nei primi anni 70’, frequentando un corso di musicoterapia nella città di New York, dove ha vissuto per oltre due anni svolgendo la sua attività di musicista come pianista-compositore.
Diplomatosi in musicoterapia al corso quadriennale del Cep di Assisi, ottenuto il master in programmazione neurolinguistica umanistica completandone il Training trainers, completato il percorso in ipnosi ericksoniana e divenuto professional counselor didatta nella relazione di aiuto e nell’accompagnamento alla morte, è dal 1996 membro del Centro di Educazione Permanente Cri-sis del Gruppo di Studio e Ricerca nell’handicap della Cattedra di Pedagogia Speciale della Università degli Studi di Verona. E’ accreditato, dal 1995, presso il Dipartimento di Scienze dell’Educazione – Facoltà Scienze della Formazione - della medesima Università. Collabora, come docente a contratto, con diverse Università in Italia ed all’estero. E’ responsabile e coordinatore del Gruppo di Studio e Ricerca in Musicoterapia Umanistico Trasformativa.
Svolge attività di ricerca con pazienti in coma, in stato vegetativo e nell’ambito delle patologie compulsive. Dal gennaio del 1994 assiste pazienti terminali nel reparto infettivi dell’ospedale S. Maurizio a Bolzano.
E’ musicoterapeuta e formatore in musicoterapia, esperto in improvvisazione clinica. Ha partecipato come relatore, presentando i percorsi della sua ricerca, in vari congressi sia in Italia che all’estero. A loro volta diversi musicoterapeuti, che seguono la m.u.t, hanno presentato lavori di ricerca all’interno di Convegni e Congressi internazionali.
Ha pubblicato numerosi articoli editi su diverse riviste specializzate, sia italiane che straniere, ed un libro: La musica nel passaggio luminoso (ed. Borla).
Al momento è in preparazione una nuova pubblicazione che ha come argomento la Musicoterapia Umanistico Trasformativa.

Il Gruppo di Studi e Ricerca in Musicoterapia Umanistico Trasformativa
Via Prato Santo 3, Verona

Valid XHTML 1.0 Strict CSS Valido!