Uno dei problemi più indagati in ambito teorico dagli specialisti
in generale ed in particolare dagli specialisti delle relazioni
interpersonali, è quello di individuare un logo* come marchio di
qualità per una descrizione, un’immagine che meglio rappresenti il
significato proprio di una data disciplina.
Tutto questo naturalmente nasce anche dalla necessità di comunicare
in maniera orizzontale, con i diversi ambiti del sapere attraverso
le diverse figure preposte al dialogo, in modo rapido e sintetico.
Attualmente, infatti, sembra andare molto di moda la ricerca di
sigle specifiche, a mio parere a volte dai risultati davvero
rocamboleschi poiché sempre più spesso traducibili solo per coloro
che le hanno concepite(C. C. B. V; B. B. P. P; ecc…).
In realtà l’esigenza di semplificazione, così invocata da tutti,
rimane sempre più disattesa, riportando così il problema alla
situazione di partenza: Come spiegare con un titolo la specificità
di un contenuto di competenza? A quale logos*(verbum, parola,
archetipo) ci si può affidare, come simbolo che rimanda ad un
autentico significato comunemente compreso ? Oppure che meglio
rappresenti la realtà delle cose? Il problema è davvero difficile!
A questo quesito di fondo si aggiunga poi il dovere di
differenziazione che inevitabilmente deriva dal bisogno di non
incorrere, per così dire, nella confusione tra scuole o indirizzi di
pensiero, ridefinendo così un ordine di “serre e aiuole che si
ritagliano il proprio spazio recintato all’interno del grande
giardino” delle Terapie Relazionali.
Premesso ciò possiamo tornare al nocciolo della questione e prendere
in considerazione ad esempio uno dei logos maggiormente usati in
ambito scientifico: la parola modello*. Nel suo significato
originario, prendendo spunto dalla fisica e dall’ingegneria, la
parola rimanda alla schematizzazione di un fenomeno o del
comportamento di un sistema che ne considera solo gli aspetti
essenziali.
Quando il sistema in esame è studiato sfruttando l'analogia tra
fenomeni fisici diversi si parla di modello analogico e cosi, via
via che si inseriscono nuove variabili di contenuto, il modello
cambia nome, riaffermando e riproponendo sempre la sua specifica
forma chiusa e quindi non inclusiva; non aperta alle possibilità di
integrazione se non agli elementi di quella singola materia a cui il
modello fa rigidamente da riferimento.
Non che questo sia di per sé un dato negativo in assoluto, basti
pensare ad esempio ad altri ambiti di applicazione e alle esigenze
di uniformità e di chiarezza inequivocabile sottese a certe azioni
burocratiche conformi alle leggi di tutela, in cui ogni forma di
personalizzazione potrebbe essere inevitabilmente forviante e
dannosa.
Ma per quanto riguarda la scelta del logo della Musicoterapia di
Roberto Ghiozzi, va da sé che ogni significato semantico, intrinseco
alla parola modello o di semplice richiamo, contraddice uno dei
presupposti fondamentali su cui poggia tutto il lavoro esperienziale
e di continua ricerca del suo fondatore.
Come io stessa ho avuto la possibilità di sentirgli affermare
durante le nostre conversazioni di studio, la linea di pensiero che
da sempre ha sorretto le sue scelte e fatto da guida verso le sue
scoperte metodologiche si colloca all’interno della logica
dell’inclusione e dell’integrazione.
Il suo è un atteggiamento di apertura e di disponibilità prudente e
ponderata poiché unicamente rivolta solo al nuovo funzionale alla
terapia di cura dei suoi clienti e alla crescita evolutiva dei
soggetti relazionanti, all’interno del setting (condicio sine qua
non).
Questa particolare attività di musicoterapia è un sistema creato che
integra diverse componenti. Non si pone solo come una formulazione
circa la struttura della personalità ed un metodo psicoterapeutico,
ma è anche un specifico approccio, un orientamento ed una visione
della vita che pone la persona al centro, in tutta la sua totalità.
Per totalità si intende il potersi fidare delle proprie esperienze
soggettive, inserite nella cornice del proprio mondo fenomenologico
successivamente sottoposte al vaglio scientifico, così come Ghiozzi
si offre ad esempio, in collaborazione con il suo Gruppo di Ricerca
rispetto al lavoro svolto con le persone in stato di coma
vegetativo.
Pertanto, le due esigenze, quella fenomenologica e quella
sperimentale, invece di escludersi o di risolversi in un compromesso
confuso, si rafforzano reciprocamente sulla base di presupposti e
teorie che non devono essere prese come un insieme di dogmi, ma come
semplici ipotesi che verranno confermate o invalidate da ulteriori
ricerche sperimentali.
Come poter parlare allora di modello, quando l’intenso quadro di
riferimento teorico va dalla concezione psicodinamica delle libere
associazioni alla scoperta del processo di autoguarigione; dalla
visione sistemica di un fenomeno alla concezione olistica della vita
del “Tutto in uno” potenziale all’interno dell’individuo; dalla
filosofia umanistica alle metodologie specifiche della
Programmazione Neuro Linguistica e alla Psicologia Transazionale
degli stati dell’io; dalla concezione dell’inconscio individuale
alla legge della reciprocità ed interdipendenza, fino arrivare alla
scienza delle vibrazioni quantistiche e alle teorie umanistiche del
cambiamento?
La risposta si può trovare nella proposta del titolo: Musicoterapia
Umanistico Trasformativa, lasciando libera ogni elaborazione
personale, sulla base di parole chiave che da sole si pongono come
guida introduttiva ai saperi universali, che più hanno
contraddistinto l’evoluzione umana del nostro millennio.
(Quod natura relinquit inferfectum, ars perficit).
Dott.ssa Agnese Donini
Membro del Gruppo di Studi e Ricerca della Musicoterapia Umanistico
Trasformativa
ROBERTO GHIOZZI
Il fondatore della Musicoterapia Umanistico Trasformativa
Roberto Ghiozzi è a tutti gli effetti una delle persone che a pieno
titolo può essere inserita tra i cosiddetti “pionieri della
musicoterapia”. Il primo incontro con questa disciplina lo ha avuto
nei primi anni 70’, frequentando un corso di musicoterapia nella
città di New York, dove ha vissuto per oltre due anni svolgendo la
sua attività di musicista come pianista-compositore.
Diplomatosi in musicoterapia al corso quadriennale del Cep di
Assisi, ottenuto il master in programmazione neurolinguistica
umanistica completandone il Training trainers, completato il
percorso in ipnosi ericksoniana e divenuto professional counselor
didatta nella relazione di aiuto e nell’accompagnamento alla morte,
è dal 1996 membro del Centro di Educazione Permanente Cri-sis del
Gruppo di Studio e Ricerca nell’handicap della Cattedra di Pedagogia
Speciale della Università degli Studi di Verona. E’ accreditato, dal
1995, presso il Dipartimento di Scienze dell’Educazione – Facoltà
Scienze della Formazione - della medesima Università. Collabora,
come docente a contratto, con diverse Università in Italia ed
all’estero. E’ responsabile e coordinatore del Gruppo di Studio e
Ricerca in Musicoterapia Umanistico Trasformativa.
Svolge attività di ricerca con pazienti in coma, in stato vegetativo
e nell’ambito delle patologie compulsive. Dal gennaio del 1994
assiste pazienti terminali nel reparto infettivi dell’ospedale S.
Maurizio a Bolzano.
E’ musicoterapeuta e formatore in musicoterapia, esperto in
improvvisazione clinica. Ha partecipato come relatore, presentando i
percorsi della sua ricerca, in vari congressi sia in Italia che
all’estero. A loro volta diversi musicoterapeuti, che seguono la
m.u.t, hanno presentato lavori di ricerca all’interno di Convegni e
Congressi internazionali.
Ha pubblicato numerosi articoli editi su diverse riviste
specializzate, sia italiane che straniere, ed un libro: La musica
nel passaggio luminoso (ed. Borla).
Al momento è in preparazione una nuova pubblicazione che ha come
argomento la Musicoterapia Umanistico Trasformativa.
Il Gruppo di Studi e Ricerca in Musicoterapia Umanistico
Trasformativa
Via Prato Santo 3, Verona